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Kandinsky a Gallarate: il dialogo possibile tra l’etica del lavoro e l’astrazione del genio

C’è un filo invisibile che unisce la laguna veneziana alle operose terre lombarde. Da un lato Venezia, “la città più bella del mondo”, scrigno di secoli di splendore; dall’altro Gallarate, una provincia vibrante che ha saputo trasformare la propria vocazione industriale in una colta passione per l’arte contemporanea. Da questo incontro nasce la mostra “Kandinsky e l’Italia”, un progetto espositivo che vede dialogare le collezioni dei Musei Civici di Venezia (Ca’ Pesaro) e del Museo MA*GA.

La visione oltre la provincia

Il Presidente della Fondazione Zanella, Mario Lainati, ha descritto con orgoglio l’identità del Museo MA*GA, ricordando come Gallarate, pur essendo una città fondata sull’etica del lavoro, abbia saputo guardare oltre grazie alla visione di figure coraggiose come Giovanni Orsini. È proprio questo spirito che ha permesso a una realtà di provincia di sedersi al tavolo con i grandi nomi della cultura internazionale.

Un concetto ripreso con forza da Mariacristina Gribaudi, Presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, la quale ha sottolineato il dovere morale di Venezia di aprirsi al territorio: «Venezia è il frutto della fatica di uomini e donne; per questo deve restituire all’Italia ciò che rappresenta». Una collaborazione, quella con il MA*GA, che segue la felice scia di precedenti progetti di successo.

Politica e Cultura: una scommessa vinta

L’importanza del sostegno privato e della continuità amministrativa è stata evidenziata dal sindaco Andrea Cassani, che ha definito il museo una “scommessa vinta” da parte degli imprenditori locali. L’assessora alla Cultura Claudia Mazzetti ha invece ricordato il fermento degli ultimi mesi, coronato dal prestigioso prestito ottenuto dalla Guggenheim, un sigillo di qualità che nobilita l’intero percorso.

Anche le istituzioni sovracomunali hanno lodato l’operazione. Marco Magrini, Presidente della Provincia di Varese, ha sottolineato come l’arte sia il volto migliore da mostrare per raccontare il territorio, mentre l’assessora regionale Francesca Caruso ha rivendicato il primato culturale della Lombardia: «Non siamo solo terra di produzione, ma una regione con un patrimonio artistico straordinario».

Il progetto scientifico: Kandinsky e l’anima italiana

La mostra non è solo una parata di capolavori, ma una ricerca rigorosa curata da Elisabetta Barisoni ed Emma Zanella. Il percorso analizza l’impatto che il maestro dell’astrattismo ha avuto sul panorama italiano, partendo da una data spartiacque: il 1934. In quell’anno, la galleria Il Milione di Milano ospitò una personale dell’artista, allora in fuga dalla Germania, innescando una rivoluzione silenziosa.

Attraverso le opere del Movimento Arte Concreta e il confronto con maestri come Vedova, Matta, Birolli e il giovane Lucio Fontana, la mostra traccia l’evoluzione della spiritualità e del segno nell’arte del Novecento. Un dialogo che, come spiegato dalle curatrici, ha radici profonde proprio nel territorio lombardo.

Un’esperienza inclusiva

Oltre al valore scientifico, l’allestimento si distingue per l’uso innovativo delle tecnologie. Grazie ai fondi del PNRR e alla collaborazione con il collettivo Karakorum, la mostra offre video in LIS e audio immersivi, rendendo l’astrazione di Kandinsky un’esperienza accessibile e multisensoriale per tutto il pubblico.

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