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Benvenuti nel quartiere di Cajello

cajello - Gallarate

Cajello, noto in dialetto varesotto come Cajell, rappresenta un rione di Gallarate, comune della provincia di Varese, situato nella parte settentrionale della città. Fino al 1923, Cajello conservò la propria autonomia come comune, prima di essere incorporato nel territorio di Gallarate.

Le origini storiche di Cajello affondano le radici nel periodo longobardo, con registrazioni risalenti all’820 e menzionate in un testamento del 842. Nel corso del tempo, il suo territorio venne integrato nella pieve del Ducato di Gallarate, appartenente a Milano. Il censimento del 1751 documentò una popolazione di 238 abitanti. Con la creazione della provincia di Varese nel 1786, Cajello si trovò a far parte di questa nuova giurisdizione, sebbene quest’ultima venisse soppressa cinque anni dopo.

Durante l’epoca napoleonica, nel 1809, il comune di Cajello conobbe l’assimilazione di Premezzo, ma solo due anni dopo avvenne il suo accorpamento con Besnate. Con la fondazione del Regno di Lombardia e Veneto nel 1816, Cajello riacquistò l’autonomia perduta.

Al momento dell’Unità d’Italia, nel 1861, la popolazione di Cajello ammontava a 420 abitanti. Tuttavia, nel 1923, il comune fu definitivamente soppresso e in parte del suo territorio fu unito a Gallarate, che all’epoca contava 1.169 residenti. Successivamente, le strutture di Cajello vennero ampliate e integrate nell’area urbana crescente di Gallarate.

CASTELLO DI CAJELLO

CASTELLO DI CAJELLO

Nel cuore storico del rione di Caiello si trova il castello di Caiello, parte del sistema difensivo dei Visconti. La fortezza era collegata con i castelli di Jerago e di Crenna, permettendo il controllo della strada che da Milano portava ai valichi alpini.
Probabilmente costruito nel XV secolo, il castello di Caiello si trova su una leggera altura ed ha un impianto a corte interna, con gli antichi edifici rustici uniti al corpo centrale.
Sono ben riconoscibili l’alto basamento in pietrisco la torretta medievale e le due balconate a loggiato. Si conservano la lunga scalinata dell’ingresso ovest e l’arco in mattoni, accesso meridionale alla corte.
Le strutture sono oggi adibite ad abitazioni private, mentre il castello è in stato di degrado.

MULINO MACCHI (MULINO DI CAJELLO)

Noto anche come Mulino di Cajello o Mulino della Rocca, dal nome della roggia Rocca che vi portava le acque del torrente Sorgiorile. Nel 1736 Francesco Giuseppe Macchi, notaio apostolico, cancelliere della Congregazione degli Interessati Milanesi, aggiungeva ai suoi possedimenti nel gallaratese “1037 pertiche con case da massaro e un mulino poste in parte sia a Caiello sia a Premezzo”. Nel 1741 i beni passarono al figlio Giuseppe, notaio in Milano. “Il mulino, per la scarsità d’acqua era attivo solo pochi mesi all’anno, consentendo solamente un ricavo di 6 moggia di segale, 6 moggia di miglio, 4 moggia di frumento all’anno e due capponi e due pollastri come appendizi annui, per un valore totale di 79 lire 11 soldi 6 denari, facendo così ascendere il valore censuario del mulino a soli 2905 scudi 3 lire 3 ottavi.” Alla sua morte, Giuseppe Macchi nominò erede universale dei suoi beni l’Ospedale Maggiore di Milano.

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