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CRENNA - GALLARATE

Crenna (Crèna nel dialetto locale varesino) è una frazione del comune di Gallarate, in provincia di Varese, situata a nord-ovest della città. Rimase comune autonomo fino al 1923, quando fu annesso a Gararate.

Crenna si trova sull’omonimo colle, di origine morenica, appartenente alle Prealpi Varesine. Nonostante la sua crescente urbanizzazione, Crenna nel comune di Gallarate è caratterizzata dalla presenza di aree forestali e agricole, come la Foresta Boschina e il bosco di Crenna-Moriggia, che fanno parte del Parco del Ticino. Anche il punto più alto di Gallarate si trova a Crenna (307 metri sul livello del mare).

Nel sito non sono stati rinvenuti manufatti antichi. Tuttavia, data la sua posizione favorevole, si ritiene che i primi coloni della zona siano stati i Celti. L’area archeologica nei pressi di Golasecca contiene infatti i resti di una civiltà neolitica databile tra il 3000 e il 1400 a.C. Per favore, vai ad un appuntamento. Il ritrovamento più antico a Crenna è una lapide del I secolo d.C., rinvenuta nel 1963 nei pressi dell’area dove si trova l’attuale cimitero, con l’iscrizione “Samioni Agatovis Filio Filicus e Fronte”, tradotto: Filicaro Il fronte dedica questa lapide a Samione, figlio di Agatove. Tutti i nomi citati sono di origine romana, a testimonianza della presenza dei romani nella zona.

Le invasioni germaniche continuarono nel corso dei secoli, tra cui i Visigoti di Alarico (402), gli Unni di Attila (452), i Goti e i Bizantini, e infine i Longobardi, che invasero l’Italia settentrionale nel 569. La famiglia seguì. Potrebbe trattarsi di questo periodo in cui fu costruito il castello di Crenna, ma la data è incerta poiché la prima testimonianza scritta risale al 1160.

Nel XII secolo il castello venne parzialmente ricostruito e passò nelle mani della famiglia Visconti. Il territorio di Crenna comprendeva la città, parte di Cedrate, e parti di Cassano Magnago e Albusciago.

La prima testimonianza dell’attuale chiesa madre di Crenna risale al XV secolo e proviene dall’arcivescovo Gabriele Sforza, che durante la sua visita pastorale scrive: “Capela curata sancti Zenonis de Crena per homines, modiorum VI” (la chiesa di San Zenone in Crenna ha un reddito di moggia sei di grano all’anno).

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